Come industria farmaceutica controlla il governo

Come l’industria farmaceutica controlla il governo

Come industria farmaceutica controlla il governoLe multinazionali farmaceutiche, così come quelle delle assicurazioni e delle apparecchiature mediche, sono fra i maggiori finanziatori dei candidati politici statunitensi. Secondo il gruppo di sorveglianza OpenSecrets.org, i professionisti della sanità (singoli individui come medici, infermieri e dietologi, oltre a grandi organizzazioni professionali come l’American Medical Association) erano in quarta posizione nella classifica delle donazioni ai membri del Congresso per il ciclo elettorale del 2011-2012 (quasi 19 milioni di dollari), seguiti dall’industria delle assicurazioni al sesto (quasi 15 milioni di dollari) e da quella dei prodotti farmaceutici/sanitari al decimo (più di 9 milioni di dollari).

E questo significa che questi professionisti hanno una notevole influenza, quando si tratta di definire la politica sanitaria: possono devolvere milioni di dollari in donazioni per i candidati di cui sostengono i programmi, e possono impiegarne altri per sconfiggere i candidati poco collaborativi. È stato a un congresso dell’AMA che il presidente Obama nel 2009 rivelò l’opzione dell’assicurazione pubblica nel suo piano di riforma sanitaria2.

Nessuna di queste industrie ha da guadagnare da un sistema sanitario più efficiente ed efficace. Al contrario: se ogni americano adottasse domani una dieta vegetale e integrale, queste industrie andrebbero incontro a grossi guai. Si potrebbe obiettare che migliorare l’assistenza sanitaria mediante l’alimentazione e altri fattori collegati allo stile di vita sia addirittura un fattore “anti-crescita”, e in questo senso quasi “anti-americano”.

Dopo tutto, se qualcuno evita la sala operatoria perché ha adottato una dieta sana, non contribuisce al PIL: una dieta a base di cheeseburger, di grosse porzioni di patatine fritte e di Coca-Cola è ottima per l’economia al momento dell’acquisto, ma è ancora meglio quando porta alla cardiopatia e a fatture ospedaliere a tanti zeri.

Queste industrie possono permettersi i migliori lobbisti, molti dei quali vengono reclutati per le loro conoscenze e per la loro capacità di persuasione. Di questi tempi la “porta girevole” fra l’industria e le agenzie governative incaricate di regolamentarla gira più vorticosamente che mai. Le agenzie di controllo offrono regolarmente impiego ai lobbisti dell’industria e ai cosiddetti scienziati che approfittano dei propri titoli accademici per incrementare i propri introiti. [..] Dalla parte dell’industria, i lobbisti non si limitano a stringere mani e a offrire da bere dopo il golf: scrivono e curano disposizioni e normative per conto di legislatori e direttori di agenzia grati e sottodimensionati. Il loro lavoro, per il quale sono lautamente ricompensati dall’industria, consiste nell’eliminare qualunque formula possa mettere a rischio i profitti. E i politici collaborano per tutelare la propria carriera.

Questo fatto, benché non sia divulgato, è risaputo da tutti nel Congresso e nella K Street di Washington, dove i gruppi industriali hanno i loro uffici per curare l’attività lobbistica.

Negli anni ho incontrato molti responsabili governativi di alto livello: in privato ammettono spesso che le mie opinioni sull’alimentazione e sulla salute dovrebbero essere tradotte in politiche sanitarie, ma ho imparato che il sistema politico punisce qualunque funzionario eletto che propugni una seria riforma in campo sanitario e alimentare. Gli interessi aziendali non finanziano solo la propaganda elettorale, ma possono facilmente porre fine a una carriera politica e ostacolare la promulgazione di leggi progressiste appena ci sia il sentore di qualsiasi minaccia agli utili dell’azienda. E questo significa che vengono approvate le leggi che promuovono gli interessi dei più ricchi invece di perseguire il bene pubblico.

Tratto da libro Whole – Vegetale e Integrale

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Nutrizione: che cos’è la medicina olistica

La maggior parte dei professionisti e dei ricercatori nell’ambito medico ritiene che cercare i meccanismi globali che regolano salute e malattia non sia vera scienza. Prima di accogliere la medicina nutrizionale nella ristretta cerchia delle “discipline legittime”, vorrebbero conoscere nel dettaglio come un sistema così complesso agisce su ogni singolo evento patologico.

In assenza di queste conoscenze, insistono sull’identificazione dei “princìpi attivi” contenuti nel cibo, piuttosto che limitarsi ad accettare il fatto che è il cibo stesso ciò che giova alla salute. Ovviamente si tratta di richieste impossibili, almeno quando è in gioco la nutrizione: non sappiamo esattamente come funzioni perché non possiamo identificarne tutte le componenti, l’azione che svolgono e il modo in cui la svolgono. Sappiamo solo che funziona.

Gli esponenti della medicina ufficiale ripetono spesso che in fatto di salute non esistono “taglie uniche”, rivelando così la propria incapacità e il proprio totale rifiuto ad accettare pienamente l’idea di complessità e le sue implicazioni.

La natura sa regolare le funzioni biologiche in modo decisamente migliore di quanto siamo disposti ad ammettere, e se accettiamo la capacità da parte di quel sistema infinitamente complesso che è l’organismo di conseguire e mantenere la salute, la filosofia della “taglia unica per tutti” comincia ad acquistare significato. Possiamo pensare che questa “taglia unica” siano gli alimenti naturali di origine vegetale, con un numero e una varietà quasi infiniti di componenti che agiscono tutte insieme armonicamente, come in una sinfonia, mentre “per tutti” sta per la sua capacità di influire su un’ampia varietà di malattie. Se questo approccio non è applicabile all’interno del paradigma della terapia farmacologica mirata, è invece immensamente utile ed efficace nell’ambito del paradigma nutrizionale olistico.

Un altro modo per esprimere lo stesso concetto è affermare che un’alimentazione inadeguata causa molte più malattie di quante il sistema insanitario nazionale sia attualmente in grado di riconoscere; e che un’alimentazione sana, invece, è la cura per tutte queste patologie e altre ancora.

L’alimentazione sbagliata è quella causa primaria che tutti gli studiosi ciechi dell’elefante non riescono a individuare. A questo punto, le soluzioni nutrizionali alla malattia dovrebbero sembrare la cosa più ovvia, ma merita dedicare ancora un momento a comprendere come un sistema sanitario basato sull’alimentazione contrasti con l’attuale sistema riduzionista (vedi tabella).

Gestione della malattia
(riduzionista)
 Alimentazione
(olistica)
Reattiva Preventiva
Considera i sintomi Considera le cause a monte
Predilige terapie isolate Predilige Terapia sistemiche
Utilizza sostanza chimiche innaturali Utilizza alimenti naturali

Le differenze tra l’approccio riduzionista di gestione della malattia e quello olistico

Mentre il sistema di gestione della malattia è reattivo, la medicina nutrizionale è attiva nel prevenire le malattie prima che insorgano. La gestione della malattia si concentra sui sintomi, mentre l’alimentazione mira alle cause a monte di quegli stessi sintomi.

La gestione della malattia sceglie terapie riduzioniste isolate, che cercano di mirare a siti specifici dell’organismo, mentre l’alimentazione si limita a fornire all’organismo le risorse per selezionare ciò che gli occorre per mantenere e riacquistare la salute in modo olistico.

E mentre la gestione della malattia favorisce i farmaci di sintesi che il nostro organismo riconosce come tossine, l’alimentazione ricorre agli alimenti che abbiamo imparato a consumare nel corso di centinaia di migliaia di anni di evoluzione, evitandone così gli effetti collaterali.

La medicina è diventata sinonimo di ingestione di sostanze chimiche estranee quando la nostra salute si deteriora a tal punto da manifestare malattie riconoscibili come tali. La pratica medica equivale a pratica chimica – sulla nostra pelle. C’è e ci sarà sempre un posto per l’uso di sostanze chimiche isolate – anche di quelle estranee all’organismo – ma solo quando tutto il resto non dà risultati. Nella pratica sanitaria, tuttavia, la gestione riduzionista della malattia dovrebbe rappresentare l’ultima spiaggia: non può essere l’unica opzione sulla piazza.

Tratto da libro Whole – Vegetale e Integrale

dipendenza-farmaci

La dipendenza dai farmaci non naturali

Dipendenza da farmaci non naturali

In questo articolo T. Colin Campbell ci spiega come siamo dipendenti dai farmaci “non naturali” e di quali effetti ha sul nostro corpo (Tratto da libro Whole – Vegetale e Integrale)

In origine, la maggior parte dei farmaci veniva dalle piante. Gli esseri umani (e gli animali) sanno da millenni che certe piante hanno proprietà biologiche potenzialmente utili nella cura delle malattie. I guaritori tradizionali di tutto il mondo utilizzavano le piante con modalità olistiche per riportare l’equilibrio nell’organismo dei loro pazienti. Ritenevano che le piante avessero uno “spirito” che trasferiva e canalizzava nel corpo gli effetti terapeutici (anche una dieta sana può essere un farmaco naturale).

La medicina moderna e le piante

Da una prospettiva medica moderna, questo approccio è fondamentalmente problematico. Anzitutto, l’idea che l’intera pianta abbia uno spirito che debba essere rispettato nella sua totalità – il pensiero che la pianta nel suo insieme possegga qualcosa di speciale – per il pensiero scientifico occidentale sa di vuota superstizione.

Se la pianta ha proprietà terapeutiche, ciò significa che in qualche sua parte c’è una sostanza chimica che, isolata, raggiunge lo stesso effetto. Il nostro compito consiste non solo nel trovarla, ma anche nello scoprire come ricrearla in modo da produrla in modo sterile e scalabile.

I ricercatori farmaceutici cercano di isolare e individuare le strutture chimiche dei “princìpi attivi” responsabili delle proprietà curative di determinate piante. Nel processo di sintesi di queste nuove strutture chimiche innaturali, le compagnie farmaceutiche cercano di potenziare al massimo gli effetti (efficacia) e ridurre al minino la tossicità (effetti collaterali), o almeno questo ci vogliono far credere i sostenitori dell’industria farmaceutica. In realtà è vero il contrario.

I farmaci e i loro effetti collaterali

Più la sostanza chimica naturale viene modificata a livello strutturale, più problemi crea all’organismo: è questa infatti la fonte degli effetti collaterali non intenzionali e indesiderati comune a tutti i medicinali. E questa reazione negativa ai farmaci è spesso aggravata da una posologia e da tempi di somministrazione innaturali, che si sottraggono all’ordinata regolatezza con cui la natura riesce a gestire questa straordinaria complessità.

Ecco quanto accade. Quando l’organismo si accorge di essere stato avvelenato (invaso da sostanze chimiche estranee), dà l’allarme, e fra le altre risposte elaborate nel corso dell’evoluzione, fa appello al suo esercito di enzimi per convertire le sostanze estranee in metaboliti meno nocivi che il corpo può espellere. Uno di questi enzimi è l’MFO che svolge un’ampia serie di attività biologiche, compresi il metabolismo e lo smaltimento dei farmaci.

È piuttosto paradossale che determinati farmaci, mirati a reazioni specifiche all’interno dell’organismo, tendano tutti a suscitare una risposta da parte del sistema enzimatico dell’MFO. Ma come abbiamo visto, non c’è niente che assomigli a un attacco mirato, quando è in gioco la biochimica.

Così la strategia che prevede di usare queste sostanze chimiche per curare la malattia è simile all’infame strategia utilizzata in Vietnam di “dar fuoco al villaggio per salvarlo”. Proprio come in guerra, queste operazioni lasciano la scia di un prevedibile sterminio di massa dovuto ai danni collaterali.

La questione degli effetti collaterali ha conseguenze ancor peggiori. Per neutralizzare il danno provocato dalla terapia chimica, si ricorre spesso a un secondo farmaco, e forse anche a un terzo e a un quarto, tutti volti a porre riparo al disastro creato dal medicinale precedente. Oltretutto, con il passare del tempo, spesso il dosaggio dei farmaci dev’essere aumentato perché l’organismo diventa progressivamente più efficiente nella detossificazione ed eliminazione di queste sostanze prima che possano svolgere la funzione cui sono state chiamate. E noi erroneamente diamo per scontato che questa accozzaglia di pillole sia normale!

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La medicina tradizionale cura i sintomi e non le cause della malattia


Al Pronto Soccorso è più che sensato rimuovere il volante dal torace della vittima dell’incidente automobilistico e prendersi cura di eventuali costole fratturate. Non è questo il momento di occuparci dell’sms inviato guidando, o del tasso alcolico del guidatore o degli svincoli autostradali mal progettati che sono stati la causa primaria dell’incidente. Tutto questo può aspettare finché le condizioni generali della vittima si saranno stabilizzate. Analogamente, se qualcuno entra in ospedale colpito da un attacco cardiaco, da un ictus o in coma diabetico, la priorità è sanare i sintomi più gravi e far sì che il paziente superi la nottata.

Ma la medicina si ferma ai sintomi

Con rare eccezioni, noi non trattiamo le cause delle malattie: ne trattiamo gli effetti e ci convinciamo che quei singoli effetti sono essi stessi le cause.

Soffriamo di ipertensione? Sarà bene abbassare la pressione ricorrendo a un farmaco antipertensivo, perché la pressione alta provoca le cardiopatie.  Non ci interessa conoscere la causa per cui la nostra pressione ha cominciato a innalzarsi.

Abbiamo il cancro? Aggrediamo il tumore con radiazioni e veleni chimici. Non ci importa che il tumore possa essere stato causato da una dieta troppo ricca di prodotti animali (come T. Colin Campebell spiega nel libro Whole Vegetale e Integrale), il movimento della genetica riduzionista vuole convincerci che non ci sarebbe stato comunque niente da fare: quel cancro è inevitabile perché è scritto nei nostri geni.

Abbiamo avuto un infarto? Mettiamo qualche stent nelle arterie, in modo che il sangue possa scorrere più liberamente in futuro. La causa primaria di quell’arteria bloccata non è importante.

La pratica medica si concentra quasi esclusivamente sulla terapia dei sintomi, come se rappresentassero la totalità del problema.

Non si possono ignorare le vere cause della malattia

Vi è chiaro quanto questo sistema sia assurdo e controproducente? Concentrandoci solo sui sintomi, finiamo per ignorare del tutto le vere cause primarie, e in questo modo rendiamo oltremodo probabile una ricomparsa di sintomi ulteriormente aggravati.

Se il prato di casa vostra si secca e diventa marrone perché avete dimenticato di annaffiarlo, non lo dipingereste di verde pensando di aver risolto il problema, vero? Eppure spesso è proprio questo il modo di pensare della classe medica.

Tratto da libro Whole – Vegetale e Integrale

Come l’alimentazione influenza lo sviluppo del cancro

Come l’alimentazione influenza lo sviluppo del cancro

Come l’alimentazione influenza lo sviluppo del cancroIl modello esplicativo a lungo utilizzato dai ricercatori sul cancro ipotizza che questa malattia abbia inizio da un gene ereditato oppure da un gene che sia stato danneggiato da una sostanza cancerogena o da altro fattore nel corso della vita, laddove i diversi tipi di cancro hanno diversi punti di partenza genetici. Se il gene o i geni danneggiati non vengono riparati o eliminati, il danno diventerà parte permanente del codice genetico della cellula, e sarà tramandato a tutte le generazioni di cellule successive. Queste diverse generazioni crescono fino a formare masse cellulari, poi masse tumorali, e teoricamente il processo avviene a un ritmo più rapido o disinibito.

A questo riguardo si suppone che si tratti di un processo stabile, senza quasi possibilità di regressione. Se la cellula e il gene danneggiato si moltiplicano, non c’è niente da fare: il risultato è il cancro.  Più sono i geni danneggiati, più vaste sono le dimensioni del cancro; meno sono le cellule danneggiate e minore è l’entità del cancro.

Proteine animali e sviluppo del cancro

Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che ci sono altri fattori ambientali che determinano se il DNA danneggiato diventerà cancro o meno. Nel mio lavoro di laboratorio con l’AF (una sostanza chimica che ha una dimostrata azione cancerogena sul fegato), una linea di ricerca dimostrava che anche quando avevamo predisposto geneticamente un topo o un ratto a sviluppare il cancro al fegato danneggiandone intenzionalmente i geni con l’esposizione all’epatite B o a un alto dosaggio di AF, il cancro si sviluppava solo in presenza di una dieta ad alto contenuto di proteine animali.

In altre parole, l’alimentazione aveva un maggior peso rispetto all’ambiente, anche quando l’ambiente era particolarmente nocivo. Benché avessimo danneggiato il DNA degli animali da laboratorio, il cancro non si presentava in modo ineluttabile (vedi figura sotto).

Prove scientifiche

Dunque abbiamo evidenze scientifiche relative a soggetti umani – le troverete dettagliate in The China Study – secondo le quali i cibi che mangiamo e il nutrimento che ci offrono sono molto più importanti per l’insorgenza del cancro di quanto non lo sia il nostro patrimonio genetico. Alcuni studi di popolazione avviati quaranta o cinquanta anni fa dimostrano che quando gli individui emigrano da un Paese all’altro, finiscono per acquisire lo stesso tasso d’incidenza di cancro del Paese di destinazione, malgrado il fatto che i loro geni rimangano gli stessi. Questo dato indica chiaramente che almeno l’80-90% – e forse la percentuale è più vicina al 97-98% – di tutti i casi di cancro sono collegati alla dieta e allo stile di vita, e non ai geni.

Inoltre, il confronto dei tassi d’incidenza di cancro fra gemelli identici (omozigoti) indica che, anche se i membri della coppia hanno lo stesso DNA, raramente sono colpiti dallo stesso tipo di cancro. Se i geni da soli bastassero a spiegare l’insorgenza del cancro, ci si aspetterebbe che entrambi si ammalassero dello stesso tipo di cancro con frequenza quasi pari al 100% delle volte (per il numero relativamente basso di coppie di gemelli che sviluppano lo stesso tipo di cancro, le abitudini alimentari simili potrebbero essere almeno parzialmente responsabili).

La soluzione è una buona alimentazione

In breve, una buona alimentazione non solo previene il danno, ma influenza anche il modo in cui l’organismo risponde ai geni già danneggiati, spesso mitigando i sintomi della malattia via via che essi insorgono, o addirittura riuscendo a prevenirli completamente, a volte senza altre cure mediche o altri trattamenti di alcun tipo (leggi la storia di Antonio alle Iene).

Negli studi sperimentali condotti su animali nel mio laboratorio, è stato addirittura possibile far regredire la progressione del tumore mediante i cambiamenti alimentari. E i ricercatori ora stanno producendo le prove che l’alimentazione vegetale e integrale riesce a disattivare totalmente i geni cancerogeni.

Tutto questo indica che il cancro funziona in tutt’altro modo rispetto all’ipotesi dei ricercatori, e questo ovviamente ha enormi implicazioni per il nostro modo di affrontare la malattia e combatterla.

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The China Study e la critica riduzionista

I critici riduzionisti (ndr. se siete riduzionisti, siete convinti che ogni cosa al mondo possa essere compresa quando se ne comprendono tutte le componenti) sostengono che The China Study sia debole da un punto di vista sperimentale perché non prova gli effetti indipendenti dei singoli agenti, né evidenzia risultati validi per i singoli individui (leggi il confronto tra ricerca olistica e ricerca riduzionista).

Come spero di aver dimostrato con i miei studi, spiega T. Colin Campbell, tale critica è mal impostata. Non abbiamo bisogno di conoscere gli effetti sulla salute dei singoli agenti, perché non è così che la natura funziona.

L’alimentazione ha un effetto olistico sulla salute (ndr. un olista, invece, crede che l’intero possa essere più grande della somma delle sue parti),  e noi lo perdiamo di vista e lo fraintendiamo sistematicamente, quando concentriamo l’attenzione sulle singole sostanze nutritive. Continua Campbell: se valutato da una prospettiva olistica come voluto dal disegno dello studio, il nostro progetto cinese forniva una straordinaria evidenza scientifica sulla relazione di causa-effetto fra la dieta e la malattia grazie a pattern di associazione altamente significativi fra il consumo di alimenti e gli effetti per la salute.

Per le ricerche sui farmaci, lo studio più informativo è quello controllato randomizzato, ma per l’alimentazione il più efficace è quello olistico, che ci permette di vedere come si possa influire su interazioni incredibilmente complesse e come si possa conseguire una salute ideale grazie alle sole scelte alimentari.

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La ricerca olistica contro la ricerca riduzionista: il parere di T. Colin Campbell

Il motivo per cui i metodi olistici di esplorazione della realtà sollevano le aspre critiche degli scienziati contemporanei è che sarebbero imprecisi e nebulosi: non si limitano a considerare singole cause ed effetti finché ogni cosa è inoppugnabile, completamente ripetibile e misurabile fino alla quinta cifra decimale, così come vuole il disegno di studio riduzionista.

Per definizione, il riduzionismo cerca di eliminare tutti i fattori di “confondimento”: qualunque variabile possa influenzare il risultato oltre alla sostanza oggetto di indagine.

Ma poiché la nutrizione è un fenomeno olistico, non ha alcun senso studiarla come se fosse una singola variabile. Studiare la nutrizione come se fosse una pillola monofunzionale ne ignora le complesse interazioni.

Il punto essenziale dell’olismo è che non si può estrapolare un fattore e ignorare il resto. È ovvio che il grasso corporeo, il contenuto lipidico della dieta, il livello di scolarizzazione, la depressione, lo status socio-economico e molte altre caratteristiche sono interrelate e interattive fra loro e con i sistemi del nostro organismo. E se gli aggiustamenti statistici possono avere la presunzione di confezionare la realtà in piccole porzioni perfette, tuttavia non riescono per nulla a spiegare la realtà che vi sta dietro.

Non si possono studiare i fenomeni olistici unicamente con i metodi di indagine riduzionista senza sacrificare la realtà e la verità.

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Le domande più frequenti su The China Study

Molte sono le domande che T. Colin Campbell riceve riguardo il rivoluzionario libro The China Study. Nelle pagine del nuovo libro Whole – Vegetale e Integrale cerca di riassumercele.

Durante le conferenze, il pubblico mi chiede spesso di indicare delle cifre. Molti pretendono formule e regole precise. Quanti grammi di verdure in foglia è opportuno mangiare ogni giorno? Qual è la giusta proporzione di grassi, proteine e carboidrati nella dieta? Quanta vitamina C e quanto magnesio è bene consumare? È giusto combinare determinati cibi con altri? E in caso positivo, in quale proporzione?

Devo seguire una dieta 100% vegetale?

E la domanda che mi viene posta più di frequente è “Devo seguire una dieta al 100% vegetale per avere tutti i vantaggi per la salute di cui lei parla?”. Se vi state ponendo queste stesse domande mentre leggete queste righe, ecco la mia risposta: tranquilli. Personalmente, in fatto di numeri sono riluttante a dare indicazioni troppo precise, soprattutto perché (1) non siamo ancora in possesso di un numero sufficiente di prove scientifiche che rispondano in modo completo a questi interrogativi; (2) in biologia non c’è praticamente niente che sia davvero preciso come cerchiamo di farlo sembrare; e (3) in base alle prove finora raccolte, consumare la dieta vegetale e integrale elimina la preoccupazione per il dettaglio. Non dovrete faraltro che mangiare molti alimenti differenti di origine vegetale, e il vostro organismo provvederà a tutti i calcoli matematici necessari!

Tornando alla domanda iniziale, se cioè si debba cercare di consumare una dieta al 100% vegetale invece di optare per una percentuale leggermente inferiore – per esempio 95-98% – la mia risposta è che non sono a conoscenza di prove scientifiche affidabili indicanti che questa purezza è assolutamente necessaria, almeno nella maggior parte dei casi (le eccezioni comprenderebbero pazienti affetti da cancro, cardiopatie e altre patologie potenzialmente letali per le quali qualsiasi deroga potrebbe portare a un peggioramento o a una recidiva). Ritengo comunque che più ci avviciniamo a una dieta vegetale e integrale, più godremo di buona salute.

Qui trovi alcuni preziosi consigli per iniziare una dieta vegetariana e qui trovi i suggerimenti per il primo mese di transizione a un’alimentazione vegana o vegetariana.

Gli effetti della dieta sulle nostre papille gustative: quali sono?

Faccio questa affermazione non perché siamo in possesso di prove infallibili in questo senso, ma per l’effetto che la dieta ha sulle nostre papille gustative. Infatti se la adottiamo in maniera totale, le nostre papille gustative cambiano, e l’effetto perdura via via che sviluppiamo un nuovo gusto per alimenti molto più compatibili con la salute. Sicuramente non consigliereste a un fumatore accanito ma ansioso di perdere il vizio di continuare a fumare una sigaretta al giorno: è molto più facile mirare al 100% piuttosto che al 99%, e alla fine è molto più probabile riuscirci.

Si tratta di una dieta vegetariana o vegana?

Un’altra domanda che mi viene rivolta spesso è se considero la dieta vegetale e integrale vegetariana o vegana. In realtà preferisco non usare queste due parole. La maggior parte dei vegetariani continua a consumare latticini, uova, troppo olio aggiunto, carboidrati raffinati e alimenti trasformati a livello industriale, e benché i vegani eliminino tutti i cibi di origine animale, continuano anche a consumare grassi aggiunti (compresi tutti gli oli per cucinare), carboidrati raffinati (zucchero e farina raffinata), sale e alimenti trasformati a livello industriale. Ho presentato la formula alimenti vegetali naturali ai miei colleghi quando facevo parte della commissione per l’assegnazione dei fondi per la ricerca contro il cancro degli Istituti nazionali di sanità (NIH), dal 1978 al 1980. Come me, anche i miei colleghi erano riluttanti a usare termini come vegetariano e vegano, o ad assegnare un particolare valore all’ideologia che sta dietro a buona parte di queste pratiche. Personalmente mi interessava descrivere gli straordinari effetti sulla salute di questa dieta in riferimento alle prove scientifiche, piuttosto che alle ideologie personali e filosofiche, per quanto nobili queste ultime potessero essere.

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Cambiare alimentazione per migliorare la nostra salute

T. Colin Campbell grazie a The China Study ha detto a tutto il mondo che per migliorare la nostra salute basta cambiare alimentazione. In Whole Vegetale e Integrale ci spiega le motivazioni per cui tutti noi dovremmo fare questa scelta.

Il nostro sistema sanitario ha davvero a cuore la nostra salute?

T. Colin Campbell in Whole ci dice come i miliardi che spendiamo non migliorano la nostra situazione sanitaria. I progressi decisivi che da tempo ci vengono promessi sono sempre un decennio di là da venire, e si allontanano con la stessa velocità con cui li rincorriamo.

La ricerca genetica ci ha fatto conoscere situazioni da incubo in cui viene meno ogni privacy, e tragici equivoci che vedono le madri far amputare le mammelle alle loro giovani figlie solo perché un genetista pungendo loro un dito per l’analisi del DNA le ha spaventate a morte predicendo un possibile futuro cancro al seno.

Tutto questo è davvero deprimente, come ammette T. Colin Campbell.

Ma c’è una buona notizia

T. Colin Campbell continua dandoci una buona notizia: non abbiamo bisogno di progressi decisivi né della manipolazione genetica per ottenere, mantenere e recuperare una piena salute. Mezzo secolo di ricerche – condotte da lui e da molti altri esperti – lo hanno convinto di quanto segue:

  • ciò che mangiamo ogni giorno è un fattore determinante molto più decisivo per la salute rispetto al DNA e alla maggior parte delle sostanze chimiche dannose che si annidano nell’ambiente;
  • i cibi che consumiamo ci possono guarire in modo più rapido e profondo della maggior parte dei costosi farmaci da prescrizione, e i risultati possono essere ben più eclatanti rispetto agli interventi chirurgici più estremi, con effetti collaterali unicamente positivi;
  • queste scelte alimentari possono prevenire il cancro, le cardiopatie, il diabete di tipo 2, l’ictus, la degenerazione maculare, l’emicrania, la disfunzione erettile e l’artrite – e questo non è che un elenco parziale;
  • non è mai troppo tardi per cominciare a mangiare bene: una buona dieta può anche far regredire molte di queste patologie.

In breve: cambiate modo di mangiare e potrete trasformare per il meglio la vostra salute.

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Cucina la Salute: tante ricette naturali e uno straordinario concorso

Il 2014 inizia alla grande con tante tre grandi novità per tutti gli amanti della buona cucina, sana e naturale.

1). Uno Straordinario Concorso

La prima sorpresa è la possibilità per tutti voi di vincere l’attesisimo libro di ricette realizzate in linea con il messaggio di salute contenute nel bestseller The China Study. Il libro contiene ben 120 ricette vegetali e integrali cucinate da LeAnne Campbell, figlia del dottor Campbell e da lui approvate.

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dal 31 Gennaio al 14 Febbraio 2014!

The China Study Le Ricette

2). Le 5 settimane dell’alimentazione Macro

La seconda novità è che a partire dal 13 gennaio vi proporremo tante ricette sane e naturali estratte dai nostri libri, suddivise in 5 settimane tematiche, per soddisfare tutti i gusti e stili alimentari:

  • Ricette Senza Glutine dal 13 gennaio
  • Ricette Senza Latticini dal 20 gennaio
  • Ricette Vegane dal 27 gennaio
  • Ricette Vegetariane dal 3 febbraio
  • Ricette Crudiste dal 10 febbraio

Qui trovi tutte le ricette (a partire dal 13 gennaio)

3). I 5 passi per tornare in forma con Vivere Macro

Macro ti regala il nuovo numero di Vivere Macro con cinque preziosi consigli per essere o tornare in forma nel nuovo anno. L’obiettivo è di ripartire alla grande con tanto entusiasmo e affrontare il 2014 con nuove e potenti energie.

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