Come industria farmaceutica controlla il governo

Come l’industria farmaceutica controlla il governo

Come industria farmaceutica controlla il governoLe multinazionali farmaceutiche, così come quelle delle assicurazioni e delle apparecchiature mediche, sono fra i maggiori finanziatori dei candidati politici statunitensi. Secondo il gruppo di sorveglianza OpenSecrets.org, i professionisti della sanità (singoli individui come medici, infermieri e dietologi, oltre a grandi organizzazioni professionali come l’American Medical Association) erano in quarta posizione nella classifica delle donazioni ai membri del Congresso per il ciclo elettorale del 2011-2012 (quasi 19 milioni di dollari), seguiti dall’industria delle assicurazioni al sesto (quasi 15 milioni di dollari) e da quella dei prodotti farmaceutici/sanitari al decimo (più di 9 milioni di dollari).

E questo significa che questi professionisti hanno una notevole influenza, quando si tratta di definire la politica sanitaria: possono devolvere milioni di dollari in donazioni per i candidati di cui sostengono i programmi, e possono impiegarne altri per sconfiggere i candidati poco collaborativi. È stato a un congresso dell’AMA che il presidente Obama nel 2009 rivelò l’opzione dell’assicurazione pubblica nel suo piano di riforma sanitaria2.

Nessuna di queste industrie ha da guadagnare da un sistema sanitario più efficiente ed efficace. Al contrario: se ogni americano adottasse domani una dieta vegetale e integrale, queste industrie andrebbero incontro a grossi guai. Si potrebbe obiettare che migliorare l’assistenza sanitaria mediante l’alimentazione e altri fattori collegati allo stile di vita sia addirittura un fattore “anti-crescita”, e in questo senso quasi “anti-americano”.

Dopo tutto, se qualcuno evita la sala operatoria perché ha adottato una dieta sana, non contribuisce al PIL: una dieta a base di cheeseburger, di grosse porzioni di patatine fritte e di Coca-Cola è ottima per l’economia al momento dell’acquisto, ma è ancora meglio quando porta alla cardiopatia e a fatture ospedaliere a tanti zeri.

Queste industrie possono permettersi i migliori lobbisti, molti dei quali vengono reclutati per le loro conoscenze e per la loro capacità di persuasione. Di questi tempi la “porta girevole” fra l’industria e le agenzie governative incaricate di regolamentarla gira più vorticosamente che mai. Le agenzie di controllo offrono regolarmente impiego ai lobbisti dell’industria e ai cosiddetti scienziati che approfittano dei propri titoli accademici per incrementare i propri introiti. [..] Dalla parte dell’industria, i lobbisti non si limitano a stringere mani e a offrire da bere dopo il golf: scrivono e curano disposizioni e normative per conto di legislatori e direttori di agenzia grati e sottodimensionati. Il loro lavoro, per il quale sono lautamente ricompensati dall’industria, consiste nell’eliminare qualunque formula possa mettere a rischio i profitti. E i politici collaborano per tutelare la propria carriera.

Questo fatto, benché non sia divulgato, è risaputo da tutti nel Congresso e nella K Street di Washington, dove i gruppi industriali hanno i loro uffici per curare l’attività lobbistica.

Negli anni ho incontrato molti responsabili governativi di alto livello: in privato ammettono spesso che le mie opinioni sull’alimentazione e sulla salute dovrebbero essere tradotte in politiche sanitarie, ma ho imparato che il sistema politico punisce qualunque funzionario eletto che propugni una seria riforma in campo sanitario e alimentare. Gli interessi aziendali non finanziano solo la propaganda elettorale, ma possono facilmente porre fine a una carriera politica e ostacolare la promulgazione di leggi progressiste appena ci sia il sentore di qualsiasi minaccia agli utili dell’azienda. E questo significa che vengono approvate le leggi che promuovono gli interessi dei più ricchi invece di perseguire il bene pubblico.

Tratto da libro Whole – Vegetale e Integrale