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La ricerca olistica contro la ricerca riduzionista: il parere di T. Colin Campbell

Il motivo per cui i metodi olistici di esplorazione della realtà sollevano le aspre critiche degli scienziati contemporanei è che sarebbero imprecisi e nebulosi: non si limitano a considerare singole cause ed effetti finché ogni cosa è inoppugnabile, completamente ripetibile e misurabile fino alla quinta cifra decimale, così come vuole il disegno di studio riduzionista.

Per definizione, il riduzionismo cerca di eliminare tutti i fattori di “confondimento”: qualunque variabile possa influenzare il risultato oltre alla sostanza oggetto di indagine.

Ma poiché la nutrizione è un fenomeno olistico, non ha alcun senso studiarla come se fosse una singola variabile. Studiare la nutrizione come se fosse una pillola monofunzionale ne ignora le complesse interazioni.

Il punto essenziale dell’olismo è che non si può estrapolare un fattore e ignorare il resto. È ovvio che il grasso corporeo, il contenuto lipidico della dieta, il livello di scolarizzazione, la depressione, lo status socio-economico e molte altre caratteristiche sono interrelate e interattive fra loro e con i sistemi del nostro organismo. E se gli aggiustamenti statistici possono avere la presunzione di confezionare la realtà in piccole porzioni perfette, tuttavia non riescono per nulla a spiegare la realtà che vi sta dietro.

Non si possono studiare i fenomeni olistici unicamente con i metodi di indagine riduzionista senza sacrificare la realtà e la verità.

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