nutrizione-olistica

Nutrizione: che cos’è la medicina olistica

La maggior parte dei professionisti e dei ricercatori nell’ambito medico ritiene che cercare i meccanismi globali che regolano salute e malattia non sia vera scienza. Prima di accogliere la medicina nutrizionale nella ristretta cerchia delle “discipline legittime”, vorrebbero conoscere nel dettaglio come un sistema così complesso agisce su ogni singolo evento patologico.

In assenza di queste conoscenze, insistono sull’identificazione dei “princìpi attivi” contenuti nel cibo, piuttosto che limitarsi ad accettare il fatto che è il cibo stesso ciò che giova alla salute. Ovviamente si tratta di richieste impossibili, almeno quando è in gioco la nutrizione: non sappiamo esattamente come funzioni perché non possiamo identificarne tutte le componenti, l’azione che svolgono e il modo in cui la svolgono. Sappiamo solo che funziona.

Gli esponenti della medicina ufficiale ripetono spesso che in fatto di salute non esistono “taglie uniche”, rivelando così la propria incapacità e il proprio totale rifiuto ad accettare pienamente l’idea di complessità e le sue implicazioni.

La natura sa regolare le funzioni biologiche in modo decisamente migliore di quanto siamo disposti ad ammettere, e se accettiamo la capacità da parte di quel sistema infinitamente complesso che è l’organismo di conseguire e mantenere la salute, la filosofia della “taglia unica per tutti” comincia ad acquistare significato. Possiamo pensare che questa “taglia unica” siano gli alimenti naturali di origine vegetale, con un numero e una varietà quasi infiniti di componenti che agiscono tutte insieme armonicamente, come in una sinfonia, mentre “per tutti” sta per la sua capacità di influire su un’ampia varietà di malattie. Se questo approccio non è applicabile all’interno del paradigma della terapia farmacologica mirata, è invece immensamente utile ed efficace nell’ambito del paradigma nutrizionale olistico.

Un altro modo per esprimere lo stesso concetto è affermare che un’alimentazione inadeguata causa molte più malattie di quante il sistema insanitario nazionale sia attualmente in grado di riconoscere; e che un’alimentazione sana, invece, è la cura per tutte queste patologie e altre ancora.

L’alimentazione sbagliata è quella causa primaria che tutti gli studiosi ciechi dell’elefante non riescono a individuare. A questo punto, le soluzioni nutrizionali alla malattia dovrebbero sembrare la cosa più ovvia, ma merita dedicare ancora un momento a comprendere come un sistema sanitario basato sull’alimentazione contrasti con l’attuale sistema riduzionista (vedi tabella).

Gestione della malattia
(riduzionista)
 Alimentazione
(olistica)
Reattiva Preventiva
Considera i sintomi Considera le cause a monte
Predilige terapie isolate Predilige Terapia sistemiche
Utilizza sostanza chimiche innaturali Utilizza alimenti naturali

Le differenze tra l’approccio riduzionista di gestione della malattia e quello olistico

Mentre il sistema di gestione della malattia è reattivo, la medicina nutrizionale è attiva nel prevenire le malattie prima che insorgano. La gestione della malattia si concentra sui sintomi, mentre l’alimentazione mira alle cause a monte di quegli stessi sintomi.

La gestione della malattia sceglie terapie riduzioniste isolate, che cercano di mirare a siti specifici dell’organismo, mentre l’alimentazione si limita a fornire all’organismo le risorse per selezionare ciò che gli occorre per mantenere e riacquistare la salute in modo olistico.

E mentre la gestione della malattia favorisce i farmaci di sintesi che il nostro organismo riconosce come tossine, l’alimentazione ricorre agli alimenti che abbiamo imparato a consumare nel corso di centinaia di migliaia di anni di evoluzione, evitandone così gli effetti collaterali.

La medicina è diventata sinonimo di ingestione di sostanze chimiche estranee quando la nostra salute si deteriora a tal punto da manifestare malattie riconoscibili come tali. La pratica medica equivale a pratica chimica – sulla nostra pelle. C’è e ci sarà sempre un posto per l’uso di sostanze chimiche isolate – anche di quelle estranee all’organismo – ma solo quando tutto il resto non dà risultati. Nella pratica sanitaria, tuttavia, la gestione riduzionista della malattia dovrebbe rappresentare l’ultima spiaggia: non può essere l’unica opzione sulla piazza.

Tratto da libro Whole – Vegetale e Integrale